In occasione del 25 novembre – Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, gli studenti della classe IVA e IVB SAS, coadiuvati da alcuni docenti, propongono la realizzazione di un’installazione simbolica e partecipativa dal titolo: “Guarda, Ascolta, Rispetta” – Installazione contro la violenza sulle donne. L’iniziativa nasce come progetto di sensibilizzazione e cittadinanza attiva, con l’obiettivo di coinvolgere l’intera comunità scolastica in una riflessione condivisa sul tema, tristemente di attualità, della violenza di genere, della prevenzione e del rispetto reciproco. In linea con la mission educativa dell’Istituto e con le finalità dei percorsi dell’indirizzo socio-sanitario, cuore dell’iniziativa è la promozione di valori quali rispetto, empatia, parità e responsabilità. L’installazione, che verrà allestita nell’atrio principale dell’Istituto, sarà composta da alcuni elementi – scarpe rosse, specchio rotto, drappo di tulle rosso e Rossetto rosso – il cui significato simbolico è esplicitato nel documento allegato. Al fine di coinvolgere i visitatori, trasformando la visione in partecipazione attiva e promuovendo un momento di condivisione e consapevolezza comune, accanto a questi oggetti sarà collocato un cartellone con l’intestazione “Una parola per rompere il silenzio”, dove si chiede a studenti e docenti di lasciare un messaggio di incoraggiamento, una parola di solidarietà o una riflessione personale.
GUARDA,
ASCOLTA
RISPETTA


ABSTRACT DELL’INSTALLAZIONE
“GUARDA, ASCOLTA, RISPETTA”
Giornata internazionale contro la violenza sulle donne
L’installazione nasce all’interno dell’Istituto “Tassara – Ghislandi” come spazio di riflessione collettiva e responsabilità educativa. Il tema della violenza sulle donne non è un argomento estraneo alla scuola: attraversa le storie personali, le relazioni affettive, le dinamiche di gruppo, le fragilità adolescenziali e il linguaggio quotidiano. Educare al rispetto significa riconoscere i segnali della violenza anche quando sono sottili, invisibili, normalizzati.
Il cuore dell’installazione
L’installazione invita ognuno a fermarsi.
Non a guardare distrattamente, ma a guardare davvero.
Non ad ascoltare ciò che sappiamo già, ma ad ascoltare ciò che spesso non viene detto.
Non a fare retorica sull’amore, ma a riconoscere che l’amore è cura e presenza, non dolore e controllo.
Significato dei simboli
Le scarpe rosse
Rappresentano le donne che non possono più camminare al nostro fianco, vite spezzate dalla violenza. Ogni paio è una storia interrotta, un nome che non può più parlare.
Il drappo di tulle rosso
È doppio significato:
– l’amore che ogni persona desidera e merita, pieno, libero, protetto;
– il sangue che scorre quando ciò che dovrebbe essere amore si trasforma in dominio, possesso, violenza.
È un filo che attraversa tutto: dall’inizio della relazione fino al suo esito tragico o alla liberazione.
Lo specchio rotto
È l’identità spezzata.
La violenza non lascia solo lividi: incrina l’immagine di sé, corrode l’autostima, modifica lo sguardo con cui ci si vede e ci si racconta al mondo. Guardare quello specchio significa riconoscere la ferita, non negarla.
Il rossetto rosso
Il rossetto è voce.
Da oggetto estetico diventa parola: scrive frasi di consapevolezza, libertà, resistenza. La voce che torna dopo il silenzio.
Spazio partecipativo: la parola degli studenti
Accanto all’installazione è presente un cartellone dal titolo:
“Una parola gentile per le donne”
Gli studenti sono invitati a lasciare un messaggio su un post-it: una parola, un pensiero, un incoraggiamento, una promessa di responsabilità.
Questo gesto:
• trasforma gli osservatori in parte attiva
• rende visibile la presenza della comunità
• favorisce un linguaggio affettivo e rispettoso
• contrasta la cultura dell’indifferenza e della battuta normalizzata
La gentilezza non è fragilità, ma cura reciproca.
È uno strumento educativo e sociale.
Obiettivo formativo:
L’installazione non vuole commuovere.
Vuole educare.
• a riconoscere la violenza psicologica, verbale, affettiva
• a chiedere aiuto senza vergogna
• a sostenere chi trova il coraggio di parlare
• a costruire relazioni basate sul consenso, sul rispetto, sulla libertà
La violenza non è mai una colpa di chi la subisce.
Chiedere aiuto è un atto di forza.
Chi vede e tace, partecipa.
Noi scegliamo di vedere, ascoltare, rispettare.
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